Attimi di vita.

 

La nostra storia è composta da tanti piccoli momenti, attimi.
Attimi di felicità, di tristezza, di dolore, di rabbia, attimi in cui tutto ci sembra eterno; attimi in cui ci sembra di volare, attimi in cui il nostro cuore batte così velocemente che abbiamo paura ci possa balzare dal petto da un momento ad un altro; attimi in cui le nostre labbra si bagnano dalle lacrime salate sgorgate dai nostri occhi gonfi; attimi in cui tutto ci sembra facile, attimi dove dobbiamo compiere una scelta.
E’ l’insieme di questi attimi che ci formano, che fanno capire chi siamo.
Basta solo un attimo. Che sia l’ultimo momento.
***
Era seduta nel grande seggiolone rosa, una bavetta al collo; la bocca ancora sporca di omogenizzato.
I capelli biondi legati in due piccole treccine, la sua immensa risata.
Gli occhioni verdi sempre in cerca di qualcosa: una farfalla che svolazza in cerca di una via d’uscita, l’acqua che bolle in pentola, le foto appese alla parete, la mamma che parla al telefono
«Si, ha mangiato la sua prima pappetta!» grida sorridente.
Guarda la bambina, ancora seduta sul seggiolone, battere le mani e fare strani versi.
La mia mamma è contenta di me starà pensando, oppure invece di stare al telefono vieni a giocare!
E tra un verso e l’altro, ecco che « Ma-mma!»
La signora, con ancora il telefono in mano, sposta lo sguardo sulla figlia.
« Come hai detto tesoro?»
« Ma-mma!»
Solo un attimo.
Un solo momento di pura felicità.
***
Il pallone è a mezz’aria.
E’ una giornata primaverile, i raggi del sole rischiarano i volti degli spettatori seduti sulle gradinate.
E’ una partita importante, se importante vuol significare “ mio figlio, quel piccolino laggiù, no, no quello che sta giocando, ma quello in panchina, che aspetta il suo turno, ci tiene che io assista alla sua partita”.
Tutti gli sguardi sono concentrati su quel pallone.
E’ un attimo. Un solo attimo.
Terrore? Ansia? Paura?
Il pallone prende il palo, ma un ragazzino riesce a intercettarlo.
Dalla folla si sente un grido «E’ mio figlio!».
Il pallone attraversa il campo.
Passa da un piede all’altro.
Alza terra e fango.
«Cambio!» grida l’allenatore.
Ed eccolo, ancora a mezz’aria.
Dritto nella porta dell’avversario.
Rete. Urla.
Il ragazzino guarda il padre, fiero di lui.
La panchina vuota.
Solo un attimo. Un solo momento di pura euforia.
***
Gli tremavano le gambe.
Le campane della Chiesa avevano già iniziato a suonare.
Tutti i presenti guardavano fuori, nella speranza di vederla arrivare.
Temeva che sarebbe successo.
L’aveva fatto aspettare un’ora al loro primo appuntamento, figuriamoci quanto avrebbe dovuto aspettare per un’ occasione così importante.
Ma d’un tratto, vide una sagoma arrivare da lontano.
Era lei, accompagnata dal padre.
Le damigelle ed un paggetto a precederla.
Il velo che le ricadeva sul volto.
Le gambe non si decidevano a rimanere ferme.
Gli bastò un solo sguardo della madre per cambiare postura, e drizzare la schiena.
Nel frattempo lei era più vicina che mai.
Il suocero gliela porse con delicatezza.
Si scansò. Le donò un ultimo sguardo. La mia bambina pensò.
Lei sorrise al suo quasi-marito, che le baciò la fronte.
La Liturgia proseguì veloce fino allo scambio degli anelli.
« Si, lo voglio» disse lei.
« Si, lo voglio» disse lui.
Tre sole parole.
Un solo attimo.
Un solo momento di puro amore.
***
Una sola promessa lunga un tempo interminabile.
« Stai con me…» « Sempre»
Lacrime amare le rigavano il volto.
Una sola parola a risuonarle nella mente.
Sempre.
«Me l’avevi promesso!»
Dall’altro capo del telefono solo silenzio.
« Parlami!» gridò ancora.
« Mi dispiace» le rispose, prima di riattaccare.
Adesso un’altra parola ad accompagnare le sue lacrime.
Mi dispiace.
Non riusciva a metterle insieme, non poteva crederci.
Continuò a piangere per attimi che sembravano eterni.
Un solo momento a cambiarle la vita
***
Era alla guida.
5.00 del mattino.
Altri cinque con lui in macchina.
Lo stereo a tutto volume.
La puzza dell’ alcool aleggiava nell’aria.
I sedili sporchi di vomito.
Grida di giubilo per la nottata appena trascorsa.
Il piede sull’acceleratore.
Le dita ticchettavano sul volante a ritmo della musica.
La prima curva superata.
Sterzò, senza frenare.
Suonò il clacson al tipo avanti a lui che gli vietava il sorpasso.
Tra pochi metri un’altra curva.
Accelerò più che poté.
« Vecchietto! Così si guida!» gridò dopo aver abbassato il finestrino.
Spinse ancora di più il piede sull’acceleratore.
Il volume della musica che sovrastava ogni rumore, da non sentire il clacson di un auto che proveniva di fronte.
Lo schianto.
Un solo momento.
Il cuore che palpitava.
Il parabrezza frantumato.
La testa che scoppiava.
Riuscì a percepire la sirena della polizia, prima di cadere in un sonno profondo.
***
Basta un solo momento.
Un battito di ciglia.
La campanella della scuola che ti salva dall’interrogazione.
Le chiavi di casa che aprono il portone, e ti rivesti di fretta e furia, per andare a salutare tua suocera con un sorriso.
La sveglia la mattina, che squilla imperterrita e disturba il tuo dolce dormire.
Un bel voto di quell’ultima materia, prima di laurearti.
I primi passi di tuo figlio.
La tua prima vacanza.
La macchina nuova.
Quel goal tanto atteso.
L’ultima pagina di un libro.
Quell’ultimo sorriso che tuo nonno ti donò prima di andare via.
La promessa di una vita insieme.
Tanti attimi di vita.
Suggellati, come se fosse stata scattata una fotografia.
Lontani dal tempo.
Immobili.
Impercettibili.
Ma che ti cambiano l’esistenza.

Debbi96

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